DAL CRITICISMO KANTIANO ALL'IDEALISMO TEDESCO

Riguardo al periodo dell'idealismo, Fichte e Schelling anticiparono Hegel. 

 

 

 

Fichte studiò e apprezzò Kant. Sulla sua filosofia pubblicò un'opera anonima, intitolata "Dottrina della scienza", che venne recensita positivamente dallo stesso Kant, seppur esso se ne dissociò.

 

Fichte parte dal concetto kantiano dell' "Io penso", che però diventa un "IO PURO" (assoluto), cioè con forma e contenuto insieme, a differenza dell'io kantiano che era solo forma.

Il principio anteriore ad ogni cosa (ad esempio, anche della logica), è il logos, questo io puro che è il soggetto assoluto di tutto.

 

Fichte scrisse: <<L'io puro si autopone e pone in sé stesso a se stesso un "NON IO">>.

Il non io è la natura rigida, il mondo reale fuori dall'io. Esso però deriva dall'io assoluto, anzi è lo stesso io puro che fonda il non io, quando non riconosce le strutture logiche di alcune cose di sé stesso. Quindi l'io crede di definire due realtà: l'io puro, con le sue strutture logiche; e il non io, senza strutture logiche (in quanto sconosciute), che è la natura rigida.

In realtà il non io è pur sempre io, ma rigido, non conosciuto, apparentemente senza strutture logiche; tutto è io puro, che si è autofondato. Il non io è il frammento dell'io che non viene compreso, che sembra oscuro e diverso.

 

Quindi l'io puro tende sempre a sciogliere, capire, incorporare e superare il non io, senza mai riuscirci. La perenne attività dell'io nel tentativo di superare il non io, rappresenta tutta l'etica e la dignità dell'uomo.

 

In conclusiva, Fichte è sostenitore di un idealismo soggettivo, cioè che privilegia il soggetto.

 

 

 

Schelling fu sostenitore di un idealismo oggettivo: esso privilegia l'oggetto, quindi la natura che non è rigida, ma che è uno "spirito addormentato".

 

Per lui il principio è l'assoluto: esso è l'unione di spirito (il logos, natura cosciente e vigile) e natura (spirito addormentato, inconscio). In realtà tutto (l'assoluto) è natura.

La natura porta, attraverso un certo passaggio, allo spirito, pur rimanendo natura. Il passaggio da natura a spirito è l'essere vivente (fino a giungere al suo culmine nell'uomo). Il fine dell'essere vivente è il mantenimento della vita. Il passaggio finale sarebbe il raggiungimento completo dello spirito vigile. I passaggi di questa mutazione si colgono con l'estetica (conoscenza del bello). 

 

Riguardo alla filosofia di Schelling, Hegel scrisse: <<è la notte nera in cui tutte le vacche sono nere>>, in quanto non si capisce cos'è l'assoluto, dove l'oggetto e dove il soggetto. Nonostante ciò, sotto alcuni aspetti, le loro filosofie saranno simili.

 

Con Hegel abbiamo un idealismo assoluto.

Il principio è un vero infinito, dove le determinazioni oggettuali (la realtà finita) spariscono, trovano realizzazione, nell'infinito. <<Tutto ciò che è reale è razionale e viceversa>>

 

Attraverso il procedere della realtà (e quindi anche del logos), che è l'unica realtà, si arriva a conoscere le cose, e le cose sono la realtà. Le leggi della realtà e della razionalità sono le stesse: esse si possono riassumere in un unico procedimento, la dialettica.

 

La dialettica si articola in triadi, con la stessa struttura: 

  1. tesi: è il momento astrattivo, la realtà viene posta 

  2. antitesi: è il momento negativo, che contraria la tesi, e che viene formulata praticamente nel momento stesso della tesi 

  3. sintesi: è il momento positivo, una unione che si ha dalla tesi e dall'antitesi, e può diventare nuova tesi e così via. 

La dialettica si ha attraverso: l'intelletto (che propone la tesi) e la ragione (l'antitesi), che è fondamentale in quanto nega la conoscenza iniziale. Sempre la ragione infine elabora la sintesi e propone la nuova conoscenza. 

La dialettica è una legge unica e universale: da sempre e per tutto, attraverso questa legge di triadi avvengono tutti i processi del logos. 

 

L'idealismo deriva da "idea", che è quindi il principio. Questo principio si è voluto autofondare nella sofferenza, cioè nel movimento, portandosi a diventare anche natura, per poi tornare a sé. 

Il movimento del principio si esprime nei seguenti passaggi, che quindi sono tutti sinonimi: 

  1. logos 

  2. idea 

  3. ragione 

  4. spirito 

 

La prima opera di Hegel che riassuma la sua filosofia è "Fenomenologia dello spirito". Gli studiosi inoltre definirono il "Sistema Hegeliano", per indicare un insieme di tante opere rappresentative. Hegel scrisse molti altri libri.

 

 

"Fenomenologia dello Spirito" è un'opera di formazione.

La protagonista è la coscienza umana che passa, attraverso tre realtà logiche, da un sapere apparente a uno assoluto, quindi con movimento e sofferenza. 

Si individuano diversi tipi di coscienza. C'è la coscienza dell'umanità. C'è la coscienza individuale, che interpreta, vive, arricchisce e deposita la coscienza umana. Alla fine la coscienza diventa spirito, quindi sapere assoluto. 

Secondo Hegel anche Dio compie questo percorso, che è quindi condiviso anche dall'uomo. Il movimento del divino, fa si che esso diventi anche natura e umanità. 

Le leggi che governano la coscienza sono le stesse che governano il Divino: finché l'uomo non capisce questo, esso è un essere infelice. Per questo, fino alla fine del compimento dell'elaborazione dialettica, la coscienza è infelice. 

Questo libro evidenzia 6 fasi, ne verranno analizzate le prime 3. Questi primi tre passaggi si chiamano figure fenomenologiche: coscienza, autocoscienza, ragione. A loro volta queste figure si suddividono in 3 parti. Le figure sono dei momenti del percorso della coscienza, che passa da un sapere apparente a un sapere assoluto, attraverso la dialettica. Questi passaggi, sono una elaborazione, una mediazione dialettica, una articolazione. Essi possono essere considerati individuali, o di gruppi di uomini, o anche universali.

 

 

Quando la coscienza diventa intelletto, raggiunge l'autocoscienza. 

 

Questa fase si può ritrovare nel momento storico della servitù nel periodo classico, oppure nella lotta operaia dell'industrializzazione. 

La coscienza infelice pensa di essere governata da leggi diverse da quelle di Dio. 

Ci si avvicina a Dio con la devozione e la preghiera, in quanto l'uomo si sente schiacciato. In questo modo si cerca di andare verso Dio, o di attrarre Dio a sé.  

 

Quando c'è avvicinamento tra uomo e Dio, la coscienza capisce che la sofferenza divina-umana è la stessa, le leggi sono uguali, si sente sollevata e diventa ragione. Si accorge cioè di essere legislatrice. "Il reale è razionale e viceversa", quindi si ha la ragione. 

 

 

 

 

SISTEMA HEGELIANO 

"Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio"

In questa opera si parla delle idee, che sono concetti, fissi, che sono forma e contenuto insieme. Diversamente dalle figure fenomenologiche, i concetti non sono in movimento, non sono necessariamente momenti di progressione temporale, ma è un ordine logico. 

 

Questa fase si ha quando il logos si autopone, cioè è Dio prima della creazione di ogni essere finito; esso pone le leggi a sé stesso, che quindi saranno per lui, ma anche per tutto ciò che è finito. Qui il logos, Dio, è infinito. Anche le cose finite che verranno create spariscono nell'infinito, in quanto hanno le stesse strutture logiche, che sono uniche per tutto. 

La logica presenta triadi di categorie. Esse hanno un loro sviluppo: 

categorie assolute: 

  1. ESSERE: che pone sé stesso 

  2. ESSENZA: è il ripiegamento dell'essere su sè stesso 

  3. CONCETTO: è l'unione di essere e essenza 

 

Le categorie assolute portano alle categorie particolari: 

  1. ESSERE 

  2. NULLA 

  3. DIVENIRE 

 

 

 

Qui l'idea non è più solo concetto, ma essa esce da sé, inizia a realizzarsi, quindi anche nella materia: si ritrova dunque in una veste alienata (non propria dello spirito). 

Lo svolgimento dialettico è: 

  1. MECCANICA: consiste nel capire cos'è la materia e il movimento 

  2. FISICA: sono le leggi, il funzionamento della natura 

  3. ORGANICA: qui è il logos che esce dalla natura alienata e ritorna spirito, quindi ritornando a sé. 

 

 

 

Lo spirito a sua volta si suddivide in tre tipi: soggettivo, oggettivo e assoluto. 

 

In questa materia si parla del soggetto conoscente. Il soggetto si ritrova in tre momenti, che vengono studiati dalle rispettive scienze: 

  1. anima: è specifica ed individuale, l'anima di ogni uomo. E' studiata dalla psicologia-antropologia (studia l'uomo).

  2. coscienza: è la coscienza umana, di tutto il genere. E' studiata dalla fenomenologia.

  3. spirito: è il puro spirito e le sue manifestazioni. E' studiato dalla psicologia vera.

Qui si tratta della logica del concreto. La ragione assoluta è lo spirito oggettivo che si manifesta fuori di sé come istituzione, legge, stato. Qui si ha una dimensione oggettiva che si identifica come spirito. Ci sono tre momenti: 

  1. diritto: è lo spirito che diventa legge, la manifestazione concreta dello spirito, pur rimanendo ancora in parte astratto.

  2. moralità: si ha quando si riesce a capire veramente il concetto profondo della legge. Quindi la "legge diventa parte di sé", si comprende la giustizia intrinseca della legge, per sé, individualmente.

  3. eticità: quando la legge si manifesta universalmente, necessita di una mediazione istituzionale:

  1. famiglia, nella quale si trovano i primi elementi dell'eticità

  2. società, che è un gruppo di famiglie (in quanto anche gli altri gruppi riconoscono la legge)

  3. stato, che è la suprema istituzione che realizza l'etica (quindi è la vera materia universale).

 

Qui si afferma che con l'arte, la religione e la filosofia si può cogliere l'assoluto come concetto. 

 

  1. arte simbolica orientale, che ha un significato che va oltre la materia, in quanto la forma "maltratta" la materia. Ad esempio la Sfinge: essa fa emergere lo spirito, mette in evidenza lo sforzo che l'assoluto compie per usciere dalla materia.

  2. arte classica, nella quale si ha un equilibrio tra materia e forma, equilibrio che si ritrova nella figura umana.

  3. arte romantica, con la quale si ha la ricerca dell'infinito, anche attraverso la sublimazione; ad esempio una tipica immagine di questa arte è il "genio" che guarda il paesaggio, dando le spalle all'osservatore. In essa la materia è sublimata, quindi serve lo spirito umano per coglierla.

 

 

 

"Il dominio della politica"

Di questa raccolta fanno parte le "Lezioni Ienesi" (in quanto tenute a Iena).

 

"Lo spirito del popolo" sono lezioni del 1803-1804.

Lo spirito del popolo è assoluto, universale, come l'etere, che ha fagocitato tutte le singole conoscenze. Esso è un eterno divenire verso lo spirito. 

Lo spirito del popolo deve diventare "opera di sé stesso", in quanto compie un continuo divenire verso lo spirito (che coincide con sé stesso). 

Quest'opera comune è l'opera dei singoli come esseri coscienti, che quindi diventa opera di tutto il popolo. Attraverso l'opera, i singoli diventano un qualcosa di esteriore, si riconoscono in un popolo: la realizzazione sembra esterna ad essi, ma è prodotta dall'individuo. Elemento fondante è quindi il movimento del singolo all'interno dello spirito del popolo. 

 

<<L'opera etica del popolo è l'essere vivente dello spirito universale; esso come spirito è il loro ideale esser-uno come opera è il loro medio. Il movimento circolare per cui ci si separa dall'opera come da un che di morte, si pone sé stessi come singoli attivi e l'opera universale e ivi con altrettanta immediatezza soltanto ci si toglie e si è a sé stessi soltanto un'attività tacita, una singolarità tolta.>> 

 

Il linguaggio, l'intelletto, il lavoro, il possesso sono espressioni del popolo, e diventano nel popolo qualcosa d'altro rispetto al concetto: grazie ad esse si ha l'unione delle singolarità che porta al raggiungimento degli oggetti universali. 

 

 

"Arte, religione, scienza", lezioni Ienesi del 1805-1806.

Al di sopra di tutto sta il governo, che è lo spirito che riconosce sé stesso come essenza universale, universale realtà effettuale: il sé assoluto. 

Attraverso la religione ognuno si eleva in questa intuizione di sé come un sé universale. 

La Chiesa ha la sua opposizione nello Stato, cioè nello spirito esistente. Essa è questo spirito, ma elevato nel pensiero. 

L'uomo vive in due mondi: 

  1. uno composto di naturalità, caducità e realtà, che è quello regolato dallo Stato 

  2. l'altro mondo è quello della conservazione, con un'essenza assoluta, ed è il mondo della Chiesa 

L'uomo trova una sua eternità nello spirito del popolo. La Chiesa vuole portare questo eterno nella vita dell'uomo, ma non ci dovrebbe essere confusione tra Stato e Chiesa. 

 

 

"La Costituzione della Germania"

La buona salute di uno Stato non si manifesta tanto nella pace, ma nella guerra: in essa si manifesta il vincolo che unisce tutti nell'intero. Quindi il movimento della guerra partecipa allo sviluppo dello spirito. 

La Germania ha fatto capire di non essere un Stato, un popolo, ma esiste l'eredità dell'antico Impero. 

Ad esempio riguardo lo scontro tra Francia e Germania, quest'ultima non ha dimostrato di non essere un vero Stato, in quanto i suoi individui hanno facilmente rinunciato ad alcuni territori tedeschi. 

Coloro che interpretano tutto ciò che accade come conseguenza del caso, si limitano a giudicare sui singoli avvenimenti, e non imparano dall'esperienza e ad agire di conseguenza sugli eventi futuri. 

Non è ciò che è, che ci rende irruenti e insofferenti, ma ciò che non è come deve essere; mentre se conosciamo che una cosa è come dev'essere necessariamente, allora conosciamo che deve essere così. 

Per gli uomini è difficile elevarsi all'abitudine di cercare di conoscere la necessità, e di pensarla (cercare la necessità intrinseca delle cose). Tra gli avvenimenti e la libera cognizione di essi, gli uomini interpongono una quantità di concetti e di fini, e pretendono che ciò che accade deve essere conforme a questi. 

Tutti gli eventi sono governati da un fine, dallo spirito.