PSICOANALISI 

 

La psicoanalisi si oppone al positivismo. Con il positivismo l'uomo era un soggetto da studiare in laboratorio, era pura coscienza razionale.

La psicoanalisi sorge verso la fine del 1800, per la cura di malattie come l'isteria, e mostra come l'uomo non è solo razionalità e coscienza, ma soprattutto irrazionalità.

 

 

 

Sigmund FREUD 

Freud nasce a Vienna, di origini ebree, visse a Parigi con i suoi amici e colleghi Charcot e Breuer. 

Secondo Freud l'uomo che ha problemi psichici, mostra meglio la vera struttura dell'essere umano, nella sua profondità. Freud presenta una analogia, secondo la quale l'uomo è come un vaso: finché esso è intero, non si può capire cosa c'è dentro, ma se esso presenta una frattura, una crepa (nell'uomo, la malattia psichica), quest'ultima permette di sbirciare nel suo interno. 

 

 

Teoria sulla STRUTTURA PSICHICA 

La struttura psichica cambia e si modella in differenti fasi temporali dell'uomo. 

 

Freud identifica il complesso della struttura psichica con l'ES (tradotto: "esso"). L'ES ha come rappresentazione dinamica l'INCONSCIO, che è irrazionale, ed è costituito da molte pulsioni.

 

Le pulsioni si possono raggruppare in due tipi:

  1. di Eros: che sono di vita, in quanto volte alla propagazione della specie

  2. di Thanatos: sono le pulsioni della morte, che ad esempio portano a violenza

 

Ad ogni modo tutte le pulsioni tendono all'aggressività, alla violenza, alla morte, per riportare tutto allo stato originale, cioè alla distruzione dell'individuo. A volte le pulsioni possono essere anche contraddittorie fra loro. 

 

Alcune pulsioni a contatto con la realtà si trasformano e si staccano dall'ES, generando l'IO, che è il CONSCIO, la razionalità. Questo IO è molto ristretto, sofferente, conflittuale.

 

L'IO si autosserva; così facendo, caccia da sé tutto ciò che non è razionalità, definendo quindi un SUPER-IO, che è ideale, e che è rappresentato dalla coscienza morale irrazionale che viene rigettata. Si viene quindi a creare un'altra realtà, l'ideale dell'IO.

 

L'IO è in realtà un "misero io", in quanto deve servire tre padroni: 

  1. la realtà, che lo costituisce 

  2. l'ES, che manda continue pulsioni 

  3. il SUPER-IO, che è più aggressivo 

Le pulsioni in parte vengono censurate dall'IO, ma in parte vengono subite: per questo si ha un misero io. Un modo del SUPER-IO di aggredire, è per esempio agire con i sensi di colpa, verso i quali l'IO tenta di resistere, generando angoscia. Quando invece l'IO non riesce a filtrare e controllare le pressioni, allora ci può essere sdoppiamento della personalità, psicosi, e quindi patologia. 

L'IO è molto ristretto, mentre l'ES è esteso, ma male e problematicamente. 

Anche il SUPER-IO è molto problematico; esso è irrazionale, molto vicino all'ES, è la realtà ideale dell'IO, e a volte si rivela feroce, molto potente. 

 

Ad ogni modo, l'IO si deve sempre difendere dagli attacchi, e restare sempre vigile, mettendo in atto una serie di meccanismi di difesa e di censura:

La psicoanalisi ha come scopo il rinforzamento dell'IO, che altrimenti, nei pazienti malati, sarebbe troppo debole per resistere agli attacchi. 

 

 

"L'interpretazione dei sogni" (1899-1900)

Nel sonno l'inconscio emerge meglio, attraverso il sogno, in quanto le censure dell'IO sono meno attive, pur rimanendo in parte vigili. Per questo anche il sogno ha le sue regole: 

Se i sogni sono ricorrenti, essi particolarmente hanno un significato da interpretare. 

 

 

"Tre saggi sulla teoria sessuale"

Nell'uomo c'è il libido: esso è energia biologica (psichica, energia della vita) che si sposta nel tempo e nello spazio durante la crescita dell'individuo, concentrandosi in certe zone del corpo o periodi:

Il complesso edipico si ha quando il figlio maschio, all'inizio, è più portato a provare affetto verso la madre, e a sentire il padre come un rivale in amore, il quale però è più forte di lui. Quindi pensa che se va troppo verso la madre, viene castrato come è capitato ad essa (per la diversità genitale). Per questa paura, in un secondo momento si allea al padre e supera il complesso edipico. Se ciò non accadesse, rischierebbe di diventare omosessuale. 

Riassumendo, quando si supera il complesso edipico, ci si stacca dalla madre, e si sente che si "deve essere" come i valori sociali del padre, ma non si deve avere un rapporto come quello del padre verso la madre. A questo punto si forma il SUPER-IO, che tende ad interiorizzare solo la severità dei genitori. Quindi la moralità del figlio in realtà è quella che i genitori gli hanno passato. 

 

 

"Il disagio della civiltà"

La civiltà crea un disagio nevrotico nell'uomo, perché esso deve cedere parte del libido e delle proprie aspettative a favore della collettività. Anche le donne vedono che la societa sottrae libido agli uomini, e questo le turba, in quanto le donne vorrebbero che il libido degli uomini fosse tutto per la famiglia. Per questo la civiltà si forma a prezzo del disagio delle persone e della loro nevrosi. 

 

 

"Perché la guerra?", è un carteggio (scambio di lettere) tra Freud ed Einstein avvenuto intorno al 1930. Da notare che essi erano accomunati dalla stessa origine ebrea.

Si inizia col chiedersi il perché dell'esistenza della guerra (che è una forma primitiva), come mai oggi non si ricorra a forme diplomatiche. 

Freud propone la sua teoria, che però non convince pienamente Einstein: quest'ultimo pensa che l'aggressività sia in parte naturale nell'uomo. 

Freud sostiene che le pulsioni di morte siano innate nell'uomo, e la guerra non è altro che la loro esplicitazione aggressiva verso gli altri. Per questo secondo Freud i conflitti bellici ci saranno sempre. 

 

 

"Il motto di spirito", è un'opera che si propone di capire l'origine dell'umorismo. Quest'ultimo è in realtà un risparmio di energia libidica, in quanto basta una battuta per essere felici.

 

 

Con l'analisi, Freud rileva dei problemi soprattutto negli adulti, mentre non si occuperà dei bambini. Questi disagi sono principalmente causati da problemi nello sviluppo delle fasi nell'infanzia. 

Per analizzare i pazienti, utilizzava tecniche come quella delle "libere associazioni", o l'interpretazione dei sogni. 

Anna Freud, figlia di Sigmund, invece iniziò ad occuparsi anche dei bambini, con tecniche come quella dell'analisi dei loro disegni. 

 

Carl Gustav JUNG 

Jung è un analista svizzero che in secondo momento si allontanò dalle teorie e metodologie di Freud. Infatti Jung viene spesso definito l'analista "più spirituale". 

 

Secondo Jung, non c'è soltanto un inconscio individuale, ma anche un inconscio collettivo.

L'inconscio collettivo è la dimensione degli archetipi, cioè di quelle forme originarie (innate) che tutta l'umanità ha dentro di sé e utilizza. Infatti tutti noi attingiamo inconsciamente a questo inconscio. Quando nasce un nuovo individuo, esso automaticamente ripropone queste forme.

Esempi di archetipi sono: 

 

 

"Gli archetipi dell'inconscio collettivo" (1934-1954)

Con il raggiungimento della coscienza, si può riconoscere e capire l'esistenza psichica. L'inconscio può essere superficiale, e quindi personale. Oppure profondo, quindi innato e collettivo, universale: esso è costituito dagli stessi comportamenti, uguali per tutti. L'inconscio personale è più esterno, e poggia su quello collettivo.

I contenuti dell'inconscio personale, sono ad esempio i "complessi" (di superiorità o di inferiorità), l'affettuosità o l'intimità. 

Invece i contenuti dell'inconscio collettivo sono gli archetipi. Gli archetipi sono idee originarie, quindi non create, esistenti da sempre, sono concetti indiretti. Alcune loro espressioni, ad esempio, sono il mito e la fiaba. L'archetipo è quindi un contenuto inconscio, che viene modificato con la presa di coscienza e con la percezione, a seconda della consapevolezza individuale nella quale l'archetipo stesso si manifesta. Un esempio di mito, archetipo primitivo, è la concezione del sole come un Dio.

L'acqua è il simbolo più corrente dell'inconscio, in quanto trasmette fluidità, pur essendo terrena. 

Dal punto di vista fisiologico, la funzione celebro-spinale sperimenta tutto come esteriorità. Invece il sistema celebrale simpatico coglie tutto come interiorità (quindi non sensibile). Anche la coscienza sembra essere una funzione celebrale, ma che tutto dissocia e suddivide in particolari, inconscio compreso, che da collettivo diventa individuale. 

L'inconscio è visto come un frammento incompiuto, presente nel nostro corpo, che in genere viene chiamato "cuore". Scendere nell'inconscio è come andare in una via chiusa popolata da belve, a significare di come l'incontro con sé stessi sia una delle esperienze più sgradevoli. Infatti l'incontro con sé stessi significa prima di tutto incontrare la propria ombra: essa è la modalità di prendere contatto con sé stessi, ed è una parte della psiche che è caratterizzata dal male e dalla negatività. 

Per questo l'incontro con sé stessi è molto difficile, e si svolge nella collettività. Infatti l'inconscio collettivo non è personale, ma è oggettività. Ogni "io" è l'oggetto di tutti i soggetti. 

 

 

Psicologia dell'inconscio (1917-1943)

L'archetipo afferra la psiche e la costringe a valicare l'ambito umano, provocando esagerazione, illusione e perdita del libero arbitrio nell'uomo. Per questo alcuni “superuomini” non ammettono Dio, innalzandosi a “dei” in formato ridotto. 

La Divinità è un archetipo, un concetto, una funzione psicologica irrazionale e insopprimibile, che non ha a che fare con la questione della sua esistenza: quest'ultimo è un problema insolubile.

La ragione è una delle possibili funzioni spirituali, ma investe un solo lato dei fenomeni del mondo: tutto il resto è irrazionale (è anch'esso una funzione). 

La tendenza dell'uomo (come ragione) è di disporre tutto in ordine, ma da questo emerge sempre il contrario, il disordine. Quindi non è possibile identificarsi con la ragione: l'irrazionale non può essere sgominato. Per questo gli dei non possono e non devono scomparire. 

Sembra esistere nell'anima dell'uomo una sorta di potere superiore, che quando non è l'idea di Dio, è il “ventre”. Per ventre si intende che una qualche pulsione o complesso rappresentativo concentra in sé un'enorme somma di energia psichica, così costringendo l'IO a servire questo potere superiore.