Dittatura fascista e comunista
Il fascismo, il nazismo ed il bolscevismo rappresentano esperienze storiche che interrompono l'evoluzione democratica dei Paesi europei, dopo la prima guerra mondiale. Cosa le accomuna e cosa le differenzia? In che misura sono da porre in relazione alla crisi morale e materiale dell'Europa di quegli anni?
Soprattutto nella prima metà del Ventesimo secolo i colori della storia europea assunsero tonalità sempre più cupe. Rivendicazioni patriottiche, scontri coloniali e ricerca di prestigio internazionale crearono una tensione che portò allo scoppio della Grande Guerra. Quest'ultima si prefisse l'obiettivo della risoluzione dei problemi dell'Europa ma, come prevedibile, il risultato fu opposto. Nel dopoguerra ebbero origine i più grandi e dolorosi autoritarismi della storia.
Ancor prima della fine del conflitto, nel 1917 scoppiava in Russia la rivoluzione bolscevica, che avrebbe portato al più grande regime comunista del mondo. In Italia nel 1920 Mussolini prese il potere instaurando in breve tempo la dittatura fascista. Poco dopo, in Germania la macchina nazista si imponeva con Hitler.
Ora bisogna chiedersi se questi totalitarismo hanno avuto un'origine comune o se si trattò di fenomeni distinti.
I regimi fascisti, come quello di Mussolini in Italia o il nazismo in Germania, furono caratterizzati soprattutto dal nazionalismo. Il bene della nazione era esaltato e posto come condizione irrinunciabile. Essa si doveva imporre su tutte le altre, doveva allargare il proprio potere ed aumentare il suo prestigio, in un'assurda competizione internazionale. Questo portò ad una politica di espansione coloniale e di aggressività nelle relazioni diplomatiche estere, quindi alla necessità di un ostentato militarismo e riarmo, con la conseguente esaltazione della violenza e della forza. Queste premesse furono alla base dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. La nazione fascista era concepita come un unico blocco di automi perfettamente allineati con il pensiero del capo, senza nessuno sgarro concesso.
Il regime di Lenin prima, e di Stalin dopo, nacquero dalla presa di potere dei bolscevichi, la frangia più estremista del comunismo. Quest'ultimo prevedeva l'assoluta onnipotenza dell'istituzione statale, concetto profondamente diverso da quello di nazione nel fascismo. Lo stato comunista doveva controllare ogni cosa, regolare i meccanismi economici e programmare la vita di tutti i suoi cittadini, i quali perdevano quindi la propria individualità. Infatti le persone avrebbero dovuto rinunciare alla propria libertà d'azione, ma anche a quella di pensiero, a causa del forte indottrinamento coatto.
Anche il regime bolscevico aveva nelle sue radici il concetto di violenza, derivato dalle sue origini rivoluzionarie. Questa violenza ed aggressività era più che altro concentrata all'interno della stato stessa e rivolta verso la propria popolazione, attraverso la dura repressione dei dissidenti politici. In questo modo si venne ad instaurare un clima del terrore e del sospetto, dove la polizia segreta faceva letteralmente svanire nel nulla centinaia di migliaia di persone che quando non venivano assassinate con esecuzioni sommarie, venivano internate nei terribili gulag siberiani.
Invece la repressione nei regimi nazi-fascisti assunse caratteri diversi, e per certi aspetti ancor più terrificanti. Il razzismo era una caratteristica fondamentale della dottrina fascista, che propugnava l'eliminazione fisica e sistematica di intere minoranze sociali. Questo piano di morte trovò la sua applicazione nei campi di sterminio tedeschi, all'interno dei quali nell'arco di soli due o tre anni vennero soppressi milioni di ebrei, zingari ed altre etnie o appartenenti a particolari correnti di pensiero.
A questo punto è necessario indagare su quali furono le cause profonde di queste degenerazioni politiche. Tra le cause comuni possiamo sicuramente trovare il disastroso esito della Prima Guerra Mondiale, che portò all'aumento delle tensioni e delle insoddisfazioni sociali, con la conseguente ricerca da parte della popolazione di un cambiamento radicale. A queste esigenze seppero rispondere personaggi forti e carismatici, che riuscirono a creare un culto della personalità attorno a sé. In nichilismo imperante in quegli anni, preparò la strada ai totalitarismo, con la distruzione di tutti i valori eterni, a a partire da quello della vita e del rispetto degli altri.
Nell'Europa occidentale l'ascesa dei dittatori fu favorita, o non adeguatamente contrastata, dalla debolezza delle giovani democrazie e dalla mancanza di una credibile opposizione politica. Diverso è invece il caso della Russia, dove la rivoluzione bolscevica fu la conseguenza di un ulteriore regime autoritario, quello dello Zar, che relegava il Paese in una condizione medievale, e i cui cittadini erano in maggioranza poverissimi, generando voglia di riscatto.
Si può quindi concludere che il fascismo e il comunismo furono fenomeni politici e sociali diversi ma paralleli: pur avendo parecchi punti in comune, le cause e le motivazioni di fondo sono stesso opposte. Quel che è certo, è che i loro risultati furono comunque aberranti.