LA PROVA DEL MALE 

 

Dicembre 2004, all'indomani di Natale, giorno di festa grande, la nascita di Gesù, bontà e sentimenti positivi che si intrufolano in tutti i cuori, la Terra si è mossa, di poco, ma abbastanza da creare un terribile maremoto con onde alte anche decine di metri, che hanno travolto tutto, portando morte e distruzione. Vengono recuperati centinaia di migliaia di cadaveri, i danni economici ed ambientali sono incalcolabili.

Un'ondata di male ha travolto una zona della terra e i suoi ignari abitanti. Come se una entità maligna si fosse irritata per tutta la bontà natalizia, ed abbia voluto spezzare la dolce atmosfera per imporre sugli uomini una pesante cappa negativa. Se esiste un Dio, dov'era in quel momento? Aveva forse altro da fare, troppo impegnato a farsi adorare per l'anniversario della sua nascita terrena? O forse c'era, ed era lì a guardare, quindi un Dio sadico che si diverte a punire gli uomini? 

La negatività, che sembra essersi impossessata della natura, non abbandona neppure gli uomini: quanta violenza, quante inutili guerre, quante stragi, quanta cattiveria pervade molte menti. Da sempre il male sembra essere caratteristica inevitabile dell'esistenza umana. 

Di fronte ad avvenimenti che ai nostri occhi appaiono altamente negativi ed inspiegabili, questa è la domanda che un po' tutti si pongono: all'uomo serve una motivazione per il male, deve giustificare il dolore che prova, deve trovare un capro espiatorio su cui riversare la propria rabbia: sulla negligenza degli altri uomini, sulla spietatezza della casualità, sull'assenza di Dio. L'essere umano ha un profondo bisogno di bene, per poter contrastare il male che inevitabilmente gli si presenta nel corso della vita. Secondo la religione, Dio è per definizione il Bene, il naturale nemico del male. Ma allora perché Dio, che è onnipotente e perfetto, permette al male di esistere e di torturare gli uomini? 

Di fronte ad un apparente silenzio, l'umanità cerca, attraverso un processo sempre in evoluzione, di liberarsi dalla oscura forza maligna con le proprie mani. Così stabilisce leggi, obblighi, divieti e punizioni, per controllare l'agire dei cittadini. Costruisce dighe, satelliti e sistemi di allarme, per prevenire e cercare di imbrigliare le selvagge forze della natura. Studia medicina, inventa terapie e vaccini, modifica la vita, per cercare di allontanare e distruggere la morte, con l'illusione dell'immortalità. 

Questo perché l'uomo teme, grida e si arrabatta contro il male, perché ha paura di esso, istintivamente vuole sfuggirgli, e fa di tutto per eliminarlo. Ma riesce nel suo intento? Oppure i suoi progressi sono solo apparenti, e aggirato un problema, va inevitabilmente incontro ad un altro? Io credo che sia così: il male è presente sulla Terra da sempre, l'uomo ha fatto enormi passi evolutivi, la tecnica è cresciuta esponenzialmente, ma le disgrazie, sono sempre state presenti, e sempre lo saranno, pur cambiando forma ed adattandosi alle nuove situazioni. Il sogno dell'onnipotenza umana si rivela un'utopia.  

Il male esiste, è caratteristica intrinseca dell'universo e dell'uomo, che non può farci nulla. Addirittura secondo il poeta Montale, l'intera vita è negativa, in una sua lirica parla infatti del "male di vivere". Come spiegare allora la sua esistenza? Perché colpisce tutti indistintamente? 

L'uomo potrebbe essere semplicemente un suddito della realtà e del male presente in essa. Esso non può quindi capire il perché della sua condizione. Per i credenti le volontà e i pensieri divini sono incomprensibili ed irraggiungibili dalle menti umane. Quindi il problema non si pone, se Dio ha voluto creare il male, è così e basta, in quanto tutta l'esistenza rientra in un finalismo divino oscuro ed ignoto per noi, come chiaramente esposto da Guglielmo da Ockham nel 1300. Non dobbiamo chiederci del perché delle infelicità, semplicemente esistono ed sono da accettare; così come, nel mondo pagano, i grandi filosofi romani affermavano abbracciando lo stoicismo. 

La Bibbia però sembra dare una risposta a questo quesito che perseguita l'uomo, essendo suo compito illuminare le anime di fronte ai grandi problemi della sua esistenza. Un intero libro parla di Giobbe, un uomo timorato di Dio, laborioso, corretto e buono. Ad un punto viene colpito da enormi disgrazie, che lo privano degli affetti e lo rendono povero, cioè il male agisce anche su lui. Giobbe, come noi, si interroga sul perché è stato punito, perché Satana è stato incaricato di tormentarlo. Ma non dispera, non bestemmia, accetta tutto ciò che gli accade e si sottomette al Signore. Di questo suo comportamento verrà poi largamente ricompensato e glorificato. Dio ha premiato Giobbe della sua fede e della sua forza. 

Dio mette alla prova i suoi uomini, anche quelli retti e puri, per testare le loro reazioni, ed in base a queste, dare la giusta ricompensa o punizione. Il male prende quindi un significato formativo ed importante per capire ciò che è bene. Anzi, il bene non esisterebbe se non esistesse anche il male, perché è quest'ultimo a spingerci alla ricerca del bene. 

Quindi il bene, Dio, permette al male del mondo di metterci alla prova, altrimenti la vita perderebbe di efficacia. Di questa opinione può essere considerato il famoso filosofo-scienziato Pascal, che sosteneva un Dio nascosto, che non interferisce con la natura e l'uomo. Analogamente l'ateo Leopardi parla del Bene, da lui identificato nella Natura, secondo una visione certamente più pessimistica: esso non si interesserebbe minimamente delle sorti dell'uomo e del mondo, anzi, assisterebbe in un modo un po' sadico ma distaccato agli spasimi umani. 

L'umanità dei nostri giorni sembra aver superato la fase dove si poneva questi problemi, pur non avendoli risolti. La tecnica ha raggiunto livelli esasperati, spinta dalla nuova caccia all'oro della società: quella al benessere. E, come è comprensibile, il maggior nemico del benessere è il male. Per questo oggi si crede che la nostra unica missione sia quella di stare meglio, eliminare e prevenire tutti i problemi, assolutamente, subito, anche a costo di sovrastare e sottomettere gli altri. Che questa non sia una degenerazione della ricerca del bene? 

Nel 1500, nel periodo della rivoluzione scientifica, gli scienziati erano anche filosofi. Ci si chiedeva del perché della scienza, ci si interrogava degli effetti delle sue produzioni e si approfondivano i problemi del mondo. Oggi essi sono semplici dipendenti, che applicano le proprie conoscenze al servizio di qualche multinazionale senza scrupoli, che in modo freddo ed incosciente vende al mondo ciò che viene spacciato come unico vero bene, assolutamente materiale. 

Ovviamente credo che sia giusto seguire l'istintiva repulsione al male, per poter ricercare il bene. Ma credo che l'obbiettivo non debba essere quello dell'eliminazione completa, l'estirpazione del negativo, in quanto questo esisterà sempre, essendo caratteristica intrinseca e fondamentale del mondo e del positivo. Cercando di raggiungere questo, come si fa oggi, si rischia invece di snaturare le caratteristiche umane, creando automi non pensanti, programmati all'unico scopo di raggiungere un'utopia. 

I primi sintomi di alterazione della società sono già presenti: pensiamo a quanto nervosismo fra gli individui, a quante malattie mentali, alla perdita dei valori, alla frenesia e all'impazienza per raggiungere il benessere, come unico scopo della vita. Facendo così, l'uomo avrà fallito la prova della vita, e il male avrà vinto. Invece accettiamolo e sfidiamolo, siamo forti di fronte alle catastrofi, alle stragi, alla violenza. 

Riuscirà l'uomo a superare la grande prova posta dal male, quotidianamente? Credo che la risposta ognuno se la debba dare da solo. Il mondo ne ha la capacità.